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日志


    12月23日

    Cap- 10 Il Tapitone e il battalà

    Matteo scende le scale a passo svelto, appena giunto sulla strada rallenta, inizia a passeggiare con aria pigra e rattristita. Le vetrine sono tutte addobbate, solo adesso si rende conto di quanto è vicino il Natale, il 23 Dicembre...Una nuova fitta lo prende al petto. E' Natale...un maledetto Natale.
    Da sempre questa era la festa preferita dal ragazzo, ma non quest'anno, quest'anno Natale non doveva venire, Matteo sa che lo investirà con il suo carico di ricordi, spazzando via quei sorrisi che, a fatica, aveva ricostruito. Ma il tempo non lo ferma nemmeno il diavolo e dunque eccolo qui. Le vetrine piene e rosse, la ressa in strada, le musiche sempre uguali che rimbombano nel cervello. Tutto come sempre, tutto meno lei, tutto meno il tutto...
    Matteo si morde le labbra, la memoria è un ottimo amico, ma talvolta anche il peggiore dei nemici ed ecco che le immagini dei Natali passati, gli passano davanti agli occhi umidi. La madre che cucinava con amore, stando bene attenta ad accontentare tutti, lo scambio dei regali. Un Natale in particolare Matteo non dimenticherà mai. Aveva 16 anni, era un anno difficile, la famiglia era in difficoltà economiche, si decise di non fare regali, ma lei, sua mamma, aveva comunque fatto dei pensierini ai figli, roba di pochi euro, ma fatti con un amore immenso. A Matteo regalò un orologio da 3 euro...Per Matteo quello fu il regalo più bello, anche se non aveva mai portato un orologio, anche se si ruppe quella sera stessa. Matteo fissa l'orologio, lo porta ancora al polso qualche volta, nelle occasioni importanti, fatica a trattenere le lacrime.
    Questo Natale è arrivato, ma lei non c'è. Non cucinerà, non farà regali, non darà gli auguri e non chiederà a Matteo di giocare alla tombolella, gioco che Matteo ha sempre odiato, ma al quale ha sempre giocato perchè alla mamma non sapeva dire di no.
    E non racconterà ai parenti la solita storia, quella che si divertiva tanto a raccontare e che tutti ascoltavano con piacere, anche Matteo che ne era il protagonista. Un ricordo la racconta a Matteo con la sua voce.
    "Era la sera della vigilia, stavamo tutti in salotto a giocare a Tombola, mamma (la nonna di Matteo) aveva messo il capitone ed il baccalà nel mobile in basso in una zuppiera. All'improvviso entra Matteo, che all'epoca aveva 3 anni, nel salone e dice: "E' finito il tapitone, è finito il battalà...voglio pane e pomodoro..."
    Tutti ci guardammo increduli, poi io andai a vedere e nella zuppiera non c'era niente, nemmeno le pelli e le spine, aveva mangiato tutto. Noi ci spaventammo a morte, lui piangeva che voleva il pane e pomodoro, Marittella (una vicina) glielo preparò e lui lo mangiò. La notte lui dormiva beato ed io e Salvatore (il padre di Matteo) Svegli con la macchina pronta con il sediolino alzato e la porta aperta...Dormì tutta la notte come un angelo e appena sveglio chiese la zuppa si latte..."
    Risuona la risata dolce che accompagnava la fine della storia, una storia che nessuno racconterà più, una storia che Matteo seppellisce per sempre nello sguardo vispo di quel bimbo affamato, lui che ormai ha solo una gran fame d'amore.
    Matteo è orgoglioso, ma una lacrima stavolta gli scappa, un dito svelto la porta via, si potesse fare altrettanto con il dolore...
    Matteo si guarda intorno, decide di fare dei regali, in fondo è Natale, è comunque Natale...


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